Challenge Roth 2015… La bella!

Challenge Roth 2015… La bella!

Stefano Gabrielli ha affrontato e vinto la sua sfida, il suo Challenge Roth lo scorso 12 luglio 2015. E anche se non è andata esattamente come avrebbe voluto… la bella l’ha vinta lui! E ora, come da promessa, ce la racconta.

Chi c’è stato dirà: «Oddio, carina è carina, ma questo s’è fumato qualcosa… :-)»

La “bella” è un flashback…

Il luogo, uno dei tanti, è i giardinetti del valle: la porta grande, lato monumento ai caduti, era il telaio che sosteneva le altalene, precocemente “rimosse”, per poterlo adibire alla nuova funzione, la porta piccola, lato entrata asilo Cuniberti, un palo era la palmetta inclinata verso l’interno, e l’altro, una giacca, una cartella o un sasso, a seconda delle stagioni; in mezzo, da una parte uno scivolo rosso, dall’altra, l’arbitro: la palma grande, sempre pronta a fischiare la fine della partita… quando il pallone ci finiva sopra, tutti a casa!

La “bella” l’ho imparata lì…

Insieme a “il primo gol è dei polli” e a “chi fa l’ultimo vince tutto”… quando era ora di andare a casa, potevi essere in svantaggio anche 8a1, ma se segnavi l’ultimo, avevi vinto lo stesso…

La “bella” invece, capitava quando, vinta la prima partita, persa la seconda, ne occorreva una terza, per decretare il vincitore…

L’IronMan è una strana bestia…
Non lo puoi provare per intero in allenamento…
L’IM è pertanto un’incognita…
Fino a che non tagli il traguardo per la prima volta, non sai se sei in grado di farlo…

Forse per questo, il primo è il piu’ bello: nessun altro obiettivo, se non quello di arrivare, dimostrare a te stesso che ne sei in grado…
L’immagine della prima finish-line, ti rimane scolpita negli occhi, nella memoria, vita natural durante…

Poi “ci pigli gusto”…

Hai un punto di partenza, un tempo su cui lavorare, ma hai ancora il timore riverenziale nei confronti di chi, comunque , sai che è piu’ grande e forte di te…

Il secondo, è quello che m’è venuto meglio…
Fu una giornata in cui tutto ando’ per il verso giusto: clima, situazioni, equilibri… e lo fu per l’ultima volta….

Al terzo scatta il delirio…
Se dal primo al secondo, hai tolto un’ora, al terzo, puoi limarne almeno un’altra mezza…
L’allenamento si fa piu’ strutturato, si va piu’ forte, ma si perde il gusto dell'”avventura”, del “viaggio”…
In gara andai, per la prima volta con tempi intermedi da “rispettare”… basto’ trovare condizioni non ideali, un ventaccio teso contro in bici, e booom! Ritirato a meta’ corsa… La bestia non perdona…

Un anno di “riflessione”, poi il quarto…

Per non lasciarmi tentare dal “delirio” scelsi un percorso del tutto inadatto a me: uno dei piu’ duri, un mucchio di salita… Io in salita, grazie anche ai miei 80kg, non salgo manco a calci… Ma volevo solo arrivare… Mare come le montagne, poi il nubifragio proprio nella discesa piu’ “cattiva”… La bici che va dritta, anche in curva… Finito manco questo…

Morale: 2 finiti, 2 no…
Come ai giardinetti, quando occorreva la “bella”…

Comincia l'avventura di Stefano, la frazione di nuoto di 3.8K

Comincia l’avventura di Stefano, la frazione di nuoto di 3.8K

La “BELLA”, Roth 2015, non è andata come avrei voluto…
Ho iniziato tardi la preparazione, ho rincorso tutto il tempo; pero’, poi, male al ginocchio a parte, ero anche soddisfatto della condizione…
Ho nuotato benino, rilassato, anche se il tempo non confermera’ le sensazioni…

Poi, l’imponderabile…

Centrato, tamponato, hit by the back, imparero’ a dire, all’inizio della bici…
Un botto impressionante… bici “piegata”, sbucciature, dolore…

In quel frangente, ho davvero temuto che “la bella la vincessero gli altri”… o che il “pallone fosse finito sulla palma”…
Sono riuscito a ripartire… ammaccato, storto, ma sono ripartito… al belga che m’ha centrato, è andata peggio… Ho finito la bici, poi, pero’, anziché correre, a causa della botta e della postura, mi sono dovuto strascicare fino all’arrivo…

Avrei voluto che “la bella” fosse diversa…
Raramente le cose vanno come si vorrebbe…

Di Roth mi rimarra’ per sempre, la festa, gli spettatori, i volontari… fantastici: sempre col sorriso… ed i suoni… il botto prima, (mi sono davvero spaventato) ed il boato poi…

Il Solar è suono, prim’ancora che visione… Lo capti quando ancora non vedi niente… Diventa sempre piu’ forte, fino a quando, svoltata l’ultima curva, si fa colore, movimento, e rimani stordito da quel muro di gente che ti ingoia, per poi sputarti in cima, quando per la prima volta, in vita tua, ti dispiace di aver finito una salita….

Come ho già avuto modo di dire, la ciambella, il coroglio, m’è venuto senza il buco, ma “la bella” non è stata un buco nell’acqua…

Ai giardinetti c’erano partitelle tutti i giorni…
L’IronMan è una strana bestia…

Quando ti accorgi che, senza occhiali, non vedi piu’ le scritte (quelle piccole eh!) sul Garmin, non ti resta che memorizzare l’ordine in cui hai suddiviso i quadri… Se poi non ti ricordi l’ordine che tu stesso hai impostato, forse è giunta l’ora di pensare a qualcos’altro…

E comunque, 3 a 2 per noi…

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Il mitico Solarberg!

Il mitico Solarberg!

About The Author

daddo

Dario Daddo Nardone, papy, marito, triatleta, speaker, giornalista e mental coach entusiasta e appassionato! L’endurance e il triathlon scorrono nelle sue vene e fanno parte della sua vita, sportiva e lavorativa, dal 1995. Pronto con il pettorale, con il microfono o dietro il suo portatile, sui campi gara in Italia e in giro per il mondo. Desiderio, Decisione, Dedizione… Fino in fondo #daddocè! #ioTRIamo❤

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