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Oreste Alegi ci racconta il suo Swissman Xtreme Triathlon

Oreste Alegi ci racconta il suo Swissman Xtreme Triathlon

Un lungo racconto, divertente, irriverente e pieno di fatica, sudore e gioia, di un triatleta italiano che ama la montagna e le sfide impossibili: questo è lo Swissman Xtreme Triathlon 2015 di Oreste Alegi.

Sabato 20 giugno 2015 ore 21:54, una stretta di mano una pacca sulla spalla, un bicchiere di te caldo…

Tutto qui? Sì, tutto qui!

Così finisce lo Swissman! Nessuna classifica, solo un elenco di Finisher con da parte l’ora di arrivo a Kleine Scheidegg, una maglietta che veramente in pochi hanno e che non metterai mai per paura di sciuparla più due borracce, pacco gara esagerato di questi poveretti di svizzeri!

Forse però non serve altro… e lei, Katrin, responsabile dell’evento e gran gnocca, lo sa bene!

Sorrideva quando la sera del briefing ci mostrava le previsioni meteo del giorno della gara a cui nessuno credeva… Lo sapeva che in fondo ci sarebbe piaciuto…

«This edition may be the most xtream of all!».

Non è una gara, è un’esperienza, un percorso che ognuno di noi ha fatto a modo suo, accompagnato da un amico da cui dipendi in tutto; sei da solo con te stesso, ma da solo al traguardo non ci arrivi!

17 ore di fatica.

17 ore di freddo.

17 ore di acqua, neve, vento, sudore che ti si congela addosso… (qualcuno si piscia pure addosso in bici, per fortuna la gara è no draft e io ero a debita distanza).

17 ore di sguardi di intesa scambiati con gli altri concorrenti e sguardi di incredulità e incoraggiamento di persone capitate per caso sulla nostra strada.

17 ore di “5” battuti ai bimbi, (chissà se i tuoi ti stanno seguendo con questo cazzo di trasmettitore gps che non sopporti più appeso al collo?!).

17 ore in cui sei solo, cerchi di guardare nella nebbia e vedere se si scorge il passo, cerchi di tirare le leve dei freni con le dita gelate, cerchi di ricordarti di mangiare e bere, speri che al più presto dietro l’angolo compaia il tuo supporter con un giacchino asciutto, una banana o un panino con bresaola (gran lusso!).

17 ore che difficilmente si dimenticano.

17 ore in cui sogni l’arrivo, ma che vorresti rivivere domani; sai però che il tuo fisico per portarti qui lo ha fatto dopo mesi di allenamento e difficilmente ti porterà a riviverle!

Ti ricorderai per un pezzo la sveglia alle 2:30, la zona cambio aperta alle 3:00, i 2 km a piedi per andare al molo a prendere il traghetto che parte alle 4:00, la partenza del nuoto alle 5:00 al buio in mezzo al lago.

Nessuno ti dice dove andare, ma sai che devi puntare a quella lucina gialla lampeggiate, per ovvi motivi cerchi di non pensare ai minuti interminabili che il traghetto ci ha messo ad arrivare al punto della partenza e cerchi di non pensare perché hai uno strano senso di solitudine in mezzo al lago.

Che strano, ci sono solo due barchette lontane… Mi fermo due bracciate a rana, tiro fuori la testa e ascolto il silenzio, però la lucina è lì davanti, lontana ma è lì… E guardando bene vedi anche altre braccia che lente sbucano dall’acqua.

Ti chiederai per un bel po’ perché non hai ascoltato quella gran gnocca della metereologa Katrin (le svizzere non sono svizzere mica per niente) e hai messo la divisa estiva pure senza manicotti.

Ti ricorderai le imprecazioni tirate sul Gottardo quando la pioggia ha iniziato a bagnare il porfido che pensavi ci fosse solo sugli ultimi due tornanti (15 km di salita sui cubetti di porfido…!).

Ti ricorderai il vento bastardo e freddo che a tornanti alterni o ti spingeva indietro o ti gelava la schiena sudata.

Ti ricorderai quando hai scambiato due parole con il tuo compagno di salita:

«It’s very cold!»
«Do you know where I’m from?»
«No»
«Iceland! This is not cold…»
(ci mancava solo che aggiungesse “Terun”!).

Che bello vedere la tua macchina al Gottardo, per fortuna l’ho comprata col baule grande, ci salto dentro mi cambio completamente, panino con bresaola, guanti caldi e giù in discesa…

Strade bagnate, acqua gelata, vento gelato, piedi gelati, dita gelate, bici che non frena, bici che va dove vuole… Si sogna addirittura che arrivi presto la salita per scaldarsi!

Così è, ce n’è finché vuoi di salita e adesso sogni che il Furka finisca presto perché ci mancava solo la neve!

Altro panino con bresaola, cambio giacchino, altra discesa e poi ancora su e giù pensando che alla fine i vecchi avevano ragione quando dicevano che la montagna va rispettata, non va sfidata perché vince lei!

Noi però non la stiamo sfidando, le stiamo solo semplicemente chiedendo di lasciarci passare, di fare il nostro viaggio… e di non rompere i coglioni!

In T2 l’organizzazione svizzera si supera: parcheggio in ghiaia battuta con panchina turistica in tronchi di legno, gioielli di famiglia al vento (figuraccia perché notoriamente il freddo rimpicciolisce… per fortuna Katrin non mi ha visto!), divisa run asciutta e calda, doppio paninetto con bresaola e via.

Unico pensiero: cercare di non smettere mai di correre, non ascoltare la fatica, cercando di distrarsi guardando in giro e godendosi tutto. Facilissimo!

Smette di piovere, panorami fantastici, lago, cascate, boschi, casette svizzere senza recinzioni e praticelli rasati, orti con le verdure tutte in fila perfette, turisti giapponesi che ti fotografano come raro esemplare di cazzone visto in svizzera (la divisa compressport esalta il pacco che nel frattempo si è scaldato!).

Dopo 20 km però il tuo fisico presenta il conto e allora sui falsopiani in salita cominci a camminare, non te la prendi più di tanto, anche se perdi qualche posizione, anche gli altri camminano… Non vedi l’ora di fare gli ultimi 10 km con il tuo supporter, che ti fa pure la sorpresa di venirti incontro e i chilometri insieme diventano 13 o 14.

Imprechi un’ultima volta con la svizzera che non vuole farti iniziare la salita finale perché nello zaino non hai la copertina termica: per fortuna non capiva l’italiano!

Adesso lo sai che ce l’hai fatta, è finita! Mancano 10 km e 1.100 metri di dislivello, ma è finita, lo sai che lassù ci arriverai, te la godi tutta la salita in compagnia, si parla di figa, di calcio, di amici che non ci sono, di telefoni che suonano per capire se sei vivo… Non sanno che lo sei più che mai e che ti stanno solo rompendo le palle. E poi si parla ancora un po’, sempre di cose piacevoli… ah, le donne!

Guardi le altre coppie che salgono: i due fidanzatini mano nella mano, il marito che spinge la moglie, il ragazzo che insulta la sua ragazza perché dopo avergli rifilato anche il suo zaino non riesce a stargli dietro…

Adesso sì, capisci che Katrin la sa veramente lunga, che questo Swissman lo ricorderai e che l’abbraccio finale in vetta con il tuo amico, la stretta di mano, la pacca sulla spalla e il te caldo sono più che sufficienti!

Adesso, se ancora non lo avessi capito per bene, hai chiaro in testa che sei veramente, ma veramente e felicemente…

Un coglione!

FOTOGALLERY


Tutti i finisher dello Swissman Xtreme Triathlon 2015

Tutti i finisher dello Swissman Xtreme Triathlon 2015

Swissman Xtreme

Ascona (Svizzera), 20/06/2015
Triathlon 226 (3.8-180-42.2K)
DETTAGLI EVENTO

CLASSIFICA
(completa qui)

VINCITORI
UOMINI: WYSS RAFAEL SUI 12:30:00
DONNE: BRENN NINA SUI 14:10:00

#ITAFINISHER
ALEGI ORESTE 16:54:00
CARLESSO MARCO 17:30:00
GIROLAMO LEONARDO 18:37:00
GRAMOLA MASSIMO 19:20:00
MELLI NICOLA 18:06:00
SORRENTINO ANGELO 18:44:00

About The Author

daddo

Dario 'daddo' Nardone, triatleta, speaker, giornalista e mental coach entusiasta e appassionato, l’endurance scorre nelle sue vene e fa parte della sua vita, sportiva e lavorativa, dal 1995. Pronto con il pettorale, con il microfono o dietro il suo portatile, sui campi gara in Italia e in giro per il mondo. Desiderio, Decisione, Dedizione… Fino in fondo #daddocè! #ioTRIamo

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