Il racconto di Giorgio Vanerio al Paratriathlon di Yokohama

Il racconto di Giorgio Vanerio al Paratriathlon di Yokohama

Sabato 16 maggio, nella quarta tappa del circuito mondiale di Paratriathlon, ha partecipato anche l’azzurro portacolori dell’Oxygen Triathlon Giorgio Vanerio che nella sua categoria, PT2, ha conquistato il terzo gradino del podio. Di seguito il suo racconto.

«Sveglia ore 4.20, alle 6.00 c’è il check in atleti con verifica body e identità. Piove ancora più forte del giorno prima e l’orizzonte è cupo.»

«Le boe nel porto di Yokohama pendono dal vento e l’acqua ribolle. Ricevo il chip mi controllano tatuaggi, viso e body, ora posso varcare la zona atleti con la mia bici pronta alla battaglia.»

«Indosso body e protesi da corsa e, dopo aver messo al numero 100 in griglia la mia bici, mi distendo con 15 minuti di corsa entrando tra pozzanghere nel parco nel quale si svolgerà la gara.»

«Al ritorno, preparo la mia zona e indosso la muta per andare ad assaggiare il mare giapponese… marrone e salatissimo!»

«Sono quasi le 6,40 e mi dicono, dopo aver fatto meno di 500 metri di riscaldamento, che è già ora di uscire…»

«Torno alla mia posizione e ricontrollo con lo sguardo quanto ho preparato, mi aggiusto gli occhialini sopra la fronte e vedo chi mi precede, il 99. Sono al posto giusto, si sale in zona di pre chiamata con gli altri e aspetto la partenza sospirando e sciogliendo un po’ i muscoli delle braccia irrigiditi dallo stampellare.»

«E’ ora, sul pontone i giudici ci allineano e ci fanno andare in acqua, la sirena dà il via!»

«Barr, l’americano campione olimpico di nuoto, prende la testa e io da sinistra gli becco la scia, ma la sua è un azione imperiosa e già alla prima boa ha quasi trenta metri. Io sbircio, rimango secondo anche al passaggio alle altre boe fino al ritorno al pontone. Non c’è nessuno ad aiutarmi a salire e non mi danno le stampelle…»

«Grido e arrivano, mi portano alle stampelle e volo verso la bici. Qui un giudice mi blocca: 10 secondi di penalità, dicono, per casco chiuso… Sto immobile e al suo via riprendo la svestizione, nel frattempo arrivano anche il marocchino e l’australiano.»

«Volo fuori sulle strade del parco per cominciare il percorso, la gamba accusa la fatica della stampellata e dopo due chilometri il duo avversario mi passa. Al primo giro li ho a cinquanta metri e mentre diluvia li vedo allontanarsi.»

«Tento di mantenere la posizione eretta nelle curve, la mia Plasma poco si addice al bagnato, mentre nei rettilinei supero i 40 senza paura, arrivando peraltro a dei giri di boa un po’ troppo lungo… Devo ancora prendere le misure per le prossime tornate, saranno in tutto quattro alla fine.»

«A metà del terzo giro nel mio mirino appare l’australiano che era ben quotato prima del via. Alla fine della tornata sul rettilineo lo passo a tutta, ma arrivo di nuovo lungo al birillo e all’interno lui mi ripassa.»

«Decido di attendere e di non rischiare di cadere e al rientro dell’ultima tornata, con le gambe carichissime, lo supero nuovamente ed entro in T2 con qualche secondo di vantaggio.»

«Cambio veloce, ma devo prima asciugare il mio liner per poter indossare la protesi. Usciamo insieme, lui davanti e io dietro 15 metri. Lo scruto e so di essere lì a giocarmi un terzo posto inaspettato e decido di tergiversare per vedere se la gamba mi dà problemi.»

«Una volta usciti dal parco, sul rettilineo centrale provo a distendermi e sembro avere la marcia giusta. Lo affianco e lo supero. Al passaggio sui tappeti intrisi di acqua e mollicci cado e lui è di nuovo davanti.»

«Mi si gira la gamba, la risistemo e me lo vedo davanti di una ventina di metri. Riprendo con pazienza il mio inseguimento e quando sto per farmi sotto, lui accenna una reazione. Insisto e sul finire del secondo giro sono di nuovo davanti.. Ricado subito dopo, ma stavolta non mi passa, come una molla sono in piedi, voglio portare a termine la mia missione!»

«Ora corro con la massima attenzione, sono sul rettilineo lungo il parco e sbircio là dietro, so che tenterà un allungo… Ma la mia falcata è in progressione, do tutto fino all’ultimo angolo, giusto poco prima di entrare, con molta attenzione, sul tappeto blu che mi porta felice al traguardo.»

«Tremo tutto, sono arrivato terzo! Lui è atteso dal suo allenatore e poi viene verso di me per complimentarsi: “Sei caduto due volte, ma ti sei rialzato e sei arrivato al traguardo, sei stato veramente di ferro!”

Fonte: Oxygen Triathlon

CLASSIFICA YOKOHAMA ITU WORLD PARATRIATHLON EVENT

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daddo

Dario Daddo Nardone, papy, marito, triatleta, speaker, giornalista e mental coach entusiasta e appassionato! L’endurance e il triathlon scorrono nelle sue vene e fanno parte della sua vita, sportiva e lavorativa, dal 1995. Pronto con il pettorale, con il microfono o dietro il suo portatile, sui campi gara in Italia e in giro per il mondo. Desiderio, Decisione, Dedizione… Fino in fondo #daddocè! #ioTRIamo❤

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