Resuscito questo mio blog dimenticato negli scantinati del web, e lo faccio per una ragione che ritengo importante, e spero lo sia per molti. Come molti amici sanno, anche quest’anno, salvo decesso improvviso e inaspettato, sarò al via dell’Elbaman.
Ma siccome una sfida è ancor più bella, se al suo interno racchiude tante piccole sfide, ho deciso di aggiungerne un’altra.Ed è forse la più importante, sia perché mi darà una motivazione in più per fare bene, sia per la finalità.
Insomma, senza ulteriori premesse: la mia gara dell’Elba di quest’anno, servirà oltre che per divertirmi, per raccogliere fondi per la ricerca e la cura del cancro!Tralascio le mille spiegazioni sulla scelta, sia della patologia, sia del destinatario del supporto, per dire solo che ho trovato pronto ed effettivo supporto dalla LANCE ARMSTRONG FOUNDATION.
Vi sono mille fondazioni, associazioni, volontari, tutti degnissimi di sostegno, ma credo che per degli sportivi di endurance, e per un tifoso di Lance come io sono, la scelta della LAF abbia un senso in più.
Ma veniamo a noi: per rendere la cosa più divertente e interessante, ho pensato di ricorrere all’aiuto di amici e amiche, ma proponendo una sorta di scommessa. Tenendo conto che l’anno scorso ho terminato in 13 ore e 31 minuti, credo quest’anno di riuscire a terminare al di sotto delle 13 ore.
La scommessa è questa, ovviamente per chi ha voglia di partecipare: quanti ritengono che ce la farò, doneranno 1 euro (o dollaro) alla Fondazione; quanti ritengono che non ce la farò, ne doneranno 2 (eh, beh, chi “gufa”, raddoppia, mi sembra giusto!).
L’obiettivo minimo iniziale è di raccogliere 645 dollari, l’equivalente di 500 euro, ovvero più o meno il costo d’iscrizione ad un Ironman… solo che qui non li paga uno da solo, ma tutti insieme!
Capisco che la scommessa non sia delle più entusiasmanti, non ho certo posto un cancello di tempo da supercampione, ma si deve tener conto: della mia scarsa predisposizione a questo sport; della preparazione interrotta per ben due volte e per lunghi periodi; del tempo precedente, limare mezz’ora non è proprio uno scherzo. Ma più di ogni altra cosa, si deve tener conto di quei 28 milioni di persone nel mondo che lottano contro la malattia.
Mi è parso bello dare un valore alla mia gara, che ne dite?
Ovviamente sono ben accette donazioni più consistenti, e per chi parteciperà alla gara, è possibile aggregarsi alla squadra di “Grassroots fundraisers”.
A chiunque vorrà donare, un simpatico omaggio al termine dell’Elbaman,e ovviamente la riconoscenza mia e della Lance Armstrong Foundation!
E’ possibile effettuare donazioni per la specifica “causa”, sia on line con carta di credito, che scaricando il form per le altre forme di versamento, a partire da questo link:http://fundraising.livestrong.org/grassroots2010/elbamac
Datemi una mano!!!
Errata corrige: Purtroppo ho dato un’informazione sbagliata, vedo che con c/c dall’estero (per loro, quindi fuori USA), non accettano donazioni inferiori a 5$, pari a 3,87 euro. Perciò dovrò correggere, 5$ (3,87€) la scommessa minima pro 13 ore, 6$ (4,62€) per chi punta a sopra le 13 ore.
Ed eccomi finalmente con il resoconto della domenica elettorale.Si comincia dai freddi numeri, che dicono che erano esprimibili 961 voti su 2100 possibili, pari al 45,33%; 343 voti diretti (49 delegati) e 546 su delega. Meno nutrita la rappresentativa di atleti e tecnici, 24 delegati per entrambe le categorie, come era ampiamente previsto, data l’incertezza nulla sul risultato.Degni di nota:Il ricordo commosso, e che commuove, di Emilio Di Toro fatto da Nadia Cortassa, che ha chiuso il suo breve ma sentito discorso con l’esortazione tipica di Emilio, rivolta da lei al futuro Consiglio, a “fare i bravi”. Tutta l’assemblea in piedi, ed un lungo e caloroso applauso in memoria del compianto Presidente.Alcuni passaggi del presidente in pectore: Renato Bertrandi fa una lettura della situazione attuale del triathlon, esordisce con una interessante distinzione fra tattica e strategia, dove per lui la strategia corrisponde al valore che si vuole scegliere di dare al “brand” triathlon, se si voglia cioè puntare sull’immagine dello sport “estremo”, o invece sull’aspetto salutistico della triplice disciplina.Per quanto attiene invece alla “tattica”, il discorso si rivolge alla ricerca di sponsor istituzionali, ed alla mediaticità del nostro sport. Secondo il Presidente, il triathlon non è - letteralmente -un “bello sport da vedere”, vuoi per la scelta obbligata riguardante i campi gara e la loro dislocazione, vuoi per la distribuzione nell’arco di tempo della gara degli atleti su quegli stessi campi gara. Sarebbe pertanto uno sport scarsamente fruibile da parte del pubblico, difficile da interpretare, potendo osservare di fatto le transizioni ed eventualmente i passaggi sul percorso, specie se “multilap”. Sarebbe anche uno sport, il triathlon, con il più alto costo per minuto di trasmissione. Bertrandi si domanda, quindi, se sia efficace la formula della diretta televisiva, o se sia piuttosto da preferire la strada della sintesi, specie se ben confezionata.Si passa poi ad analizzare l’allargamento della base, specie nei settori giovanili, dove l’obiettivo, che in parte si cerca già di raggiungere e di cui si intravvede uno spiraglio, è quello di allargare la pratica a giovani che non siano i classici “figli di triatleti”. Questo attraverso la diffusione nelle scuole, e tenendo il centro dell’Acqua Acetosa come fulcro, considerato non come un punto di arrivo ma come punto di partenza.Per quanto riguarda le società sportive, l’esortazione del presidente è a “superare lo slancio iniziale di entusiasmo, per evitare la sucessiva stagnazione”. Spesso vengono fondate nuove squadre sulla scia dell’entusiasmo di uno o di pochi, esaurito il quale, si esaurisce anche la spinta a crescere delle società. E’ necessario pertanto, secondo Bertrandi, avere più “teste”, più dirigenti, una maggiore strutturazione delle società sportive, per evitare pericolose personalizzazioni, pericolose in quanto in genere il presidente di società non lo è a tempo pieno, ma può dedicare solo parte del suo tempo a tale attività, con la conseguenza che anche le risorse societarie ne escono ridotte. Allargare la base ed anche il vertice delle squadre, consentirebbe inoltre di garantire uno “sbocco professionale ai tecnici”, che allos tato attuale troppo spesso non possono esere valorizzati, e si trovano a dover lavorare in altri sport, se non addirittura in altri ambiti, con una evidente dispendio di professionalità e di risorse.Per quanto attiene alle gare, il neo Presidente ha annunciato di voler proseguire sulla strada della sicurezza, a tutto tondo, quindi anche attraverso forme assicurative per le competizioni, e con la nomina di delegati tecnici federali, che inviati sul territorio possano fare da “consulenti” per gli organizzatori, specie se alle prime manifestazioni o in difficoltà.Il discorso si chiude con il plauso rivolto agli uffici federali, “che funzionano”, e con l’indicazione della scelta di affiancare ai lavori delle commissioni, di un impiegato federale, quindi di una persona che a tempo pieno si può dedicare a tale attività.La nota dolente viene dal fronte del contributo CONI, che costituisce ad oggi l’85% del bilancio in entrata della F.I.Tri, e che si ridurrà del 20% rispetto all’anno da poco conclusosi, con un evidente riduzione di bilancio.Viene quindi il momento delle dichiarazioni dei candidati alle cariche di consiglieri, ad iniziare dal consigliere uscente Pala. Tutti gli interventi risultano abbastanza generici ed invitano sostanzialmente al voto per il consiglio uscente compatto, i soli Fattore e Zanetti scendono un po’ di più nei particolari, rendendo noti alcuni dati e relazionando su quanto fatto nei pochi mesi di gestione dalle precedenti elezioni.A smuovere le acque ci pensa Danilo Palmucci, con un intervento piuttosto apprezzato dalla platea, a sentirne i commenti a caldo e anche nei corridoi, durante le pause. Paralleli automobilistici, con la Ferrari che è il fiore all’occhiello, e fa da traino per la Fiat, e con l’ovvia indicazione di quale debba essere la nostra Ferrari.Colpisce nel segno, stanti le reazioni dei candidati che parleranno in seguito, l’esortazione a “svecchiare” la dirigenza federale, a trovare e far entrare in gioco energie fresche e più vicine, anche anagraficamente, alle esigenze di atleti di vertice ed age group.Seguono attimi di tensione, quando Gualla esorta a votare per il gruppo uscente compatto, senza “innesti”, per evitare la perdita di tempo dettata oggettivamente dalla necessità di conoscersi ed affiatarsi con eventuali consiglieri “nuovi”. Purtroppo la scelta dele parole non è delle più felici, e i più recepiscono come un’indicazione a non votare per Palmucci…La foto che di seguito pubblico, sembrerebbe dimostrare che il chiarimento fra i due avvenuto subito dopo, non dovrebbe aver lasciato strascichi.
Deludente su più fronti, a giudizio di molti, e con conferma di ciò data dal voto, il discorso di Bonelli, che è parso impacciato, ed ha definitivamente affossato le proprie possibilità, con le sue affermazioni sulla Scuola di alta Specializzazione e sul settore tecnico nel complesso.Come noto, l’Assemblea non ha voluto farsi mancare la dichiarazione di Oscar, benché non candidato, un intervento di cui pubblico di seguito il video della seconda parte, e che è terminato come sempre con gli applausi.Seguono operazioni di voto, ringraziamento del Presidente eletto, e finalmente ricco buffet, permettetemi un giudizio, nettamente di qualità superiore rispetto a quello offerto circa un anno fa a Bologna.Il video con la seconda parte del discorso di Oscar, visibile
“Il cambiamento climatico sta avendo un reale impatto sulla vita di ogni individuo e sulle comunità di tutto il mondo. Dobbiamo fare qualcosa. Il nove dicembre a Copenaghen i nostre leader hanno l’opportunità di raggiungere un forte accordo sul clima. E’ inviolabile: dobbiamo rendere questo pianeta un posto migliore”. Suona come un monito e fa da introduzione alla petizione musicale globale, la prima al mondo, che chiede ai grandi della Terra giustizia climatica ora. A pronunciarlo è Kofi A. Annan, Presidente del Global Humanitarian Forum, che insieme a Melanie Laurent, la carismatica protagonista del film di Quentin Tarantino Inglorious Basterds, e a David Jones, del Global Ceo di Havas Worldwide, ha lanciato una speciale versione di Beds are burning riarrangiata dalla band australiana Midnight Oil’s, il cui testo è diventato appunto la petizione. Per firmarla, basta scaricare la canzone dai principali siti di download della rete, compreso il sito ufficiale della campagna 

Tutti noi abbiamo bisogno di eroi e di eroine. Persone che siano punti di riferimento, che possiamo rispettare e in cui credere. Ricordo che da bambina guardavo il Tour de France in tv: Guardavo il serpente multicolore dei ciclisti che si faceva strada controvento nelle campagne, sostenuto da tifosi a migliaia e che vedeva il suo culmine nella spettacolare conclusione sotto l’Arc de Triomphe. Da bambini innocenti non abbiamo mai avuto dubbi su questi sforzi sovrumani; da adulti, siamo fin troppo consapevoli che alcune di queste performance sono accresciute usando un’ampia gamma di sostanze proibite. E la cosa è tristemente vera anche per il triathlon.
























