Le lacrime della campionessa azzurra Sara Dossena

Le lacrime della campionessa azzurra Sara Dossena

Sara Dossena sta dimostrando, gara dopo gara, tutto il suo valore. Sabato 25 aprile in Spagna, agli Europei di Duathlon Classico di Alcobendas, ha dimostrato di poter conquistare la medaglia d’oro e solo un incidente meccanico alla sua bici le ha tolto la gioia del gradino più alto del podio.

Europei Duathlon Classico 2015: Sara Dossena all'attacco nei primi 10K

Europei Duathlon Classico 2015: Sara Dossena all’attacco nei primi 10K

La campionessa azzurra Sara Dossena ha appena tagliato il traguardo della rassegna continentale di duathlon classico: ha corso per 10 chilometri, ha pedalato per 40, ha corso ancora 5 chilometri e si è piazzata al secondo posto assoluto, alle spalle di una grande interprete della disciplina, la francese Sandra Levenez.

Un risultato notevole, una prestazione maiuscola e affatto scontata, conquistata mettendo in mostra un talento cristallino che sta sbocciando e si sta concretizzando regalando a noi, supporter appassionati, emozioni e prove di altissimo livello.

Ma Sara ha le mani tra i capelli e piange a dirotto, quasi ormai senza più lacrime. Voleva fortemente l’oro e aveva la gara saldamente in mano.

Fino a quel contatto in bici, la caduta su un cordolo e la catena che decide di aggrovigliarsi costringendola quasi al ritiro.

Ma Sara è stata più forte della disperazione e della rassegnazione, ha lasciato che le lacrime facessero da valvola di sfogo, ma non ha smesso nemmeno per un secondo, in cuor suo, di volere fortemente un grande risultato che era un suo diritto conquistare.

E’ stata la più forte, lo hanno ammesso anche gli avversari e questo è il più grande tributo che puoi ricevere in una competizione.

Avremo di che gioire con Sara Dossena, abbiamo trovato una grande campionessa azzurra!

Di seguito il suo racconto della gara e poi quello di Maurizio Brassini, suo compagno e preparatore, con approfondimenti tecnici fondamentali per capire non solo quello che è successo ad Alcobendas, ma anche come una grande atleta affronta un appuntamento importante.

Europei Duathlon Classico 2015: Sara Dossena e Sandra Levenez spalla a spalla

Europei Duathlon Classico 2015: Sara Dossena e Sandra Levenez spalla a spalla

SARA DOSSENA

«Sono tesa, so di poter fare bene e questo mi mette ansia, anche se è ansia buona che verrà trasformata al via in determinazione.»
«Partiamo per il primo diecimila e dopo pochi metri mi trovo in testa, ma nessuno mi segue. La favorita Sandra Levenez è dietro e mi sembra in difficoltà. Non so che fare… Decido comunque di non andare via da sola, la bici è durissima e sicuramente sarebbe un suicidio.»
«Arriviamo in zona cambio in tre, ma subito dopo i primi metri la spagnola si stacca. Siamo io e Levenez. I primi giri tira quasi sempre lei, il ritmo è altissimo e faccio fatica a dare i cambi. Poi ci assestiamo su un’andatura meno impegnativa e ci aiutiamo a vicenda. Il gruppo è a più di 4 minuti di distacco.»
«A due giri dalla fine purtroppo, durante una fase di doppiaggio, c’è un contatto tra me e Levenez e la mia ruota sbatte contro un marciapiede. Siamo in salita, cado quasi da ferma, ma la catena scende e ci metto un po’ per sistemarla.»
«Il distacco da Levenez è di circa 40″, mi rialzo e sono convinta che non è finita! Provo a tutta a rientrare, ma in discesa la catena riscende e si incastra sulla pedivella… Non riesco a mantenere la calma. Piango come una disperata e perdo il controllo.»
«Nonostante questo ce la faccio a risalire in bici, anche se non so come, sono veramente fuori di me…»
«Nel frattempo mi raggiunge una britannica, India Lee, che era uscita dal gruppo. Mi attacco a lei e capisco che sono ancora in gara. La corsa finale è devastante psicologicamente. Non ho più testa e corro per inerzia. Piango e non riesco a calmarmi. Sbaglio strada perchè distratta, ma riesco comunque ad aggiudicarmi la medaglia d’argento.»
«La rabbia accumulata la terrò per i prossimi appuntamenti importanti.»
«Un grazie particolare a Maurizio (Brassini, ndr) che mi sta seguendo come un’ombra: senza di lui non sarei mai arrivata a questo livello, mi ha preparato la bici scegliendo rapporti perfetti per il percorso duro, in modo tale da non mettere mai il 34. Grazie anche a Giorgia (Priarone, ndr) e Alberto (Della Pasqua, ndr) che rendono le trasferte sempre piacevoli!»

Europei Duathlon Classico 2015: Sara Dossena intervistata al traguardo

Europei Duathlon Classico 2015: Sara Dossena intervistata al traguardo

MAURIZIO BRASSINI

«Per la Gara di Alcobendas avevo studiato il percorso a tavolino: con qualche settimana di anticipo, ho studiato le altimetrie, la lunghezza di ogni salita, il numero di salite che Sara avrebbe dovuto affrontare in funzione del numero dei giri.»
«Sapevo che molto probabilmente avrebbe pedalato insieme a Levenez. E sapevo anche che Levenez è molto forte in salita e avrebbe attaccato. Le salite non superavano gli 800 metri di lunghezza, in totale ne avrebbero dovute affrontare 48, con altrettante discese.»
«Questo voleva dire con una configurazione normale, 50/34 e 11/25, avere un tot di cambiate obbligatorie con le corone davanti. Cioè rallentare la pedalata quando si scala, cercare il rapporto giusto dietro ogni volta e rifare la stessa operazione prima della discesa. Oltre allo spreco di energie, un mare di possibilità di guasti!»
«Mi sono messo, calcolatrice alla mano, e ho trovato una combinazione che, utilizzando una sola corona anteriore, avrebbe permesso a Sara di poter affrontare qualsiasi salita e darle la possibilità di pedalare a 55km/h in discesa a 100 rpm.»
«Per fare questo mi sono rivolto a un produttore di corone artiginali: 48 denti anteriore e 11-32 posteriore; quindi, cambio con gabbia lunga e nessuna cambiata davanti.»
«Sara ha testato la bici in allenamento e tutto andava per il meglio. Per 6 giri la Levenez è stata costretta a lunghi rapporti per non mettere il piccolo davanti, le altre atlete mi hanno confidato che più volte hanno messo il 39 o 34 e si sono trovate nella condizione di fare ormai tutta la salita così. Sara filava liscia con i suoi rapporti e, ormai consolidato il vantaggio (4′ sul gruppo inseguitore), aspettava solo la corsa finale.»
«In un tratto di strada ridotta a una corsia stretta, in curva e durante un rilancio dopo una discesa, Sara e Levenez hanno raggiunto una doppiata. C’era vento laterale, Sara è andata a contatto con il corpo della Levenez e a pochi centimetri c’era un marciapiede spartitraffico al centro della strada… Sara ha strisciato con tutte e due le ruote il cordolo e si è sbilanciata, cadendo in avanti sulla spalla e sul fianco sinistro.»
«Prontamente si è rialzata, ma la bici cappottando si è ritrovata con la catena deragliata. Per scongiurare la caduta della catena, avevo montato quello che si chiama in gergo “dente di cane”: un accessorio posizionato fra telaio e corona piccola, in modo che la catena possa avere un invito per risalire.»
«La particolarità della situazione ha voluto che quel pezzo si piegasse e di conseguenza anche la catena. Non appena Sara è ripartita, la catena ormai compromessa è scesa all’esterno sulla pedivella, si è attorcigliata ed è proprio qui che Sara ha lasciato tutto il margine che aveva di vantaggio sulle inseguitrici.»
«Un accompagnatore (ironia della sorte francese) si è tuffato sulla bici di Sara per aiutarla, ma è stato prontamente fermato dai giudici (il regolamento lo vieta).»
«In quel momento, Beggio (responsabile tecnico della spedizione italiana, ndr) mi ha chiamato al telefono per dirmi che Sara era out, ma come per magia Sara, in lacrime, è riuscita dopo un paio di minuti a sistemare la catena, ripartendo tra il boato del pubblico che numeroso occupava la zona vicino al cambio.»

«Ha ripreso la sua corsa, anche se ormai l’oro era andato, con Levenez a +3’50”. Ripresa da India Lee, nel frattempo risalita dal gruppo delle inseguitrici, Sara ha deciso di fare insieme con la britannica i due giri mancanti. Il mio suggerimento è stato di usare il meno possibile il cambio, perché immaginavo che il danno avrebbe potuto causare di nuovo la caduta della catena.»
«Arrivate in T2 il ritardo dalla Levenez era incolmabile. La transalpina al termine dei 5K finali ha tagliato il traguardo vittoriosa, ma quasi incredula perché ormai era rassegnata al finale dell’azzurra (ricordiamo che in prima frazione Sara in fuga ha aspettato le altre per non cucinarsi in bici).»
«Per Sara è arrivato così questo secondo posto, ma appena tagliato il traguardo lei è diventata la vera eroina di giornata, con le interviste per la televisione e con il tecnico tedesco che si è avvicinato dicendole che per loro era lei la vincitrice. 
Nel frattempo, l’arrivo di Giorgia, prima Under 23. Grande!»
«Nel bene e nel male abbiamo fatto parlare tanto di noi, per l’oro ci saranno altre occasioni…»

La speciale configurazione della bici di Sara Dossena per gli Europei di Duathlon Classico 2015

La speciale configurazione della bici di Sara Dossena per gli Europei di Duathlon Classico 2015

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daddo

Dario 'daddo' Nardone, triatleta, speaker, giornalista e mental coach entusiasta e appassionato, l’endurance scorre nelle sue vene e fa parte della sua vita, sportiva e lavorativa, dal 1995. Pronto con il pettorale, con il microfono o dietro il suo portatile, sui campi gara in Italia e in giro per il mondo. Desiderio, Decisione, Dedizione… Fino in fondo #daddocè! #ioTRIamo

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