Daniele Castrorao e il suo Swissman oltre la fatica e il dolore, solo con il cuore.

Daniele Castrorao con il suo supporto Carlo al traguardo dello Swissman 2014

Daniele Castrorao con il suo supporto Carlo al traguardo dello Swissman 2014

Se non avessi fatto altri ironman e soprattutto Lanzarote, che è uno dei più duri del circuito, non avrei termini di paragone e quindi posso affermare che lo Swissman è il triathlon “iron distance” più duro al mondo!

Verrebbe il dubbio con il Celtman e il Norseman, ma ho conosciuto qui scozzesi e norvegesi che avevano già partecipato a quelle gare e mi hanno confermato che lo Swissman non ha paragoni.

L’ho scelto per la bellezza degli scenari e delle montagne svizzere e non solo perché era tosto e volevo mettermi alla prova con qualcosa di più estremo.

Andiamo alla gara: nuoto in acque non freddissime per fortuna, ma alle 5 del mattino il nero del lago non ti accoglie in modo benevolo… Comunque esco in circa 56 minuti, nei primi 20 assoluti dopo 3,8 km seguendo una luce di un faro che ti illuminava la traiettoria dalla riva.

Transizione non velocissima perché la gara non la puoi fare con il body e via per i primi 40K di vallonato senza problemi, anzi andavo via a 33 di media da solo.

Prima che iniziasse la lunghissima salita per il San Gottardo, mi prende un gruppo di circa dieci che ovviamente essendo insieme andavano più forte e risparmiando anche qualcosa… Mi aggrego ovviamente, perché di controllo anti scia neanche l’ombra.

Facciamo insieme circa 10K finché non inizia la salita vera e lì il gruppo esplode. Sto con i primi, ma mi rendo subito conto sulle prime rampe per Airolo che ho dei rapporti forse sbagliati. Hanno tutti su il 50/34 e io il 53/38!

Tecnicamente per chi non lo capisce significa che ho le marce per fare velocità, ma in salita dura alla lunga mi spaccherò le gambe e la schiena. E questo infatti succede, il Gottardo non finisce mai… Sale inesorabile con pezzi tra il 13% e il 14% di salita con zone in pavé dette TREMOLA.

Ancora sono fresco e quindi spingo, ma a metà sono molto appesantito e già cominciano a superarmi con agilità di gambe alcuni concorrenti. Scollino il Gottardo, sono sempre tra i primi 30/40 assoluti, ma ho speso troppo in termini di energia.

La discesa è veloce ma c’è traffico, non rischio… Velocità massima circa 90K orari. Inizia il FURKA! Un girone dantesco come il precedente passo, ma qui devo sommare la fatica dei primi 100K e a metà circa scoppio totalmente.

Mal di schiena pazzesco e gambe di legno perché da troppe ore spingo rapporti durissimi, l’altitudine si fa sentire, ma sono soprattutto i dolori a costringermi a mettere due volte il piede a terra.

Il mio support team eccezionale in tutto, forse trepida… Si preoccupa ma è in questi momenti che esce il carattere di un ironman. Stringo i denti e anche se mi passano in tanti con i loro rapportini agili del cazzo, non mollo e scollino pure questa piramide di granito.

Breve sosta con riso bianco e Coca Cola, mi copro e mi fiondo in discesa. Di botto attacca il Grimsel Pass! E’ più corto circa 10 km, penso che non sarà questa salita a fermarmi e salgo regolare e senza problemi, spesso sui pedali per ovviare al problema schiena/rapporti. Ormai è’ fatta…

Comincio a pensare alla maratona. In realtà non è così perché un’ultima salita di circa 4K mi fa venire un accenno di crampi ma è normale dopo la discesa. Ringhio una parolaccia mordendomi le labbra e supero anche questa. Ultimi 10 km che non finiscono mai, contro vento in leggera salita mista a pianura. Improvvisamente ecco la zona cambio T2.

Il supporto è già pronto, grandiosi come sempre. Mollo la bici, cambio calze mettendo prima una crema anti vesciche, prendo la cintura con le borracce, il cappellino e via. Ecco qua penso… Subito una rampa al 18%! Wow.

Camminiamo ovviamente tutti, io, due francesi, un inglese e un greco. Sembriamo dei profughi chini su noi stessi che si avviano al patibolo. Eccoci sotto la cascata che si vede nel video ufficiale, siamo ancora al chilometro quattro della maratona…

Poi il lungo lago… C’è caldo e la strada sale sempre inesorabilmente, ma a volte scende in picchiata ed è anche peggio. I dolori alle gambe si fanno sentire eccome e al 14° km sono bollito: c’è un caldo infernale, sono circa le 15 del pomeriggio, forse le 16, non ricordo…

Incontro il supporto che mi conforta e mi alimenta. Lo lascio nella calura e salgo sempre. Non lo rivedrò che al 27km! Unico errore di una performance perfetta, saltano un check point. Rimango senza rifornimenti per troppo tempo, per fortuna bevo alle fontane e ho la mia cintura con dentro un carbo gel.

Una signora si affaccia da una tipica casa in legno e forse impietosita mi offre da bere una lemonsoda. Siamo nel nulla nell’ennesima salita in mezzo ai boschi. Si cammina, non si corre neanche a frustate. Da lì in poi si correrà molto poco.

Per chi è di Palermo, sappia che siamo in situazioni di salita tipo scala vecchia di montepellegrino con qualche discesa odiosa che con le gambe che urlano non è per niente piacevole. Finalmente il 32K! Grindewald, il check point medico e l’incontro con il supporto, le 19 e 20 circa.

Velocemente metto su lo zaino con le dotazioni di sicurezza obbligatorie precedentemente controllato e approvato dall’organizzazione e inizio la scalata finale con Carlo, il mio supporto. Ragazzi credetemi, se prima era salita questa la guardi da giù e ti viene lo sconforto.

Ma io sto bene e sono motivato nonostante sia ormai fuori dai 100 in classifica. Sono 10K con MILLE metri di dislivello positivo. Si aggrega a noi un altro ragazzo italiano che ha perso il supporto e che non sta bene.

Anche lui è ridotto male, vomita e non si regge in piedi. Cazzo ci mancava pure questa, l’organizzazione ci obbliga ad accompagnarlo perché senza supporto non lo fanno salire. Non posso abbandonarlo, ma ci rallenterà di almeno mezz’ora. Ma che importa?! Siamo qui per arrivare INSIEME al traguardo.

La salita non finisce mai ma non sto male, tranne un breve calo di zuccheri dopo l’ennesima rampa mortale, subito risolta con la provvidenziale Coca Cola. Comincia a tramontare e da lontano vedi le bandiere dell’arrivo.

Da quando le vedi a quando le tocchi passa ancora più di un’ora e mezza però. Spingo sulle mie bacchette da trekking, provvidenziali mi aiutano a sorreggere le schiena a pezzi dopo tutte quelle ore.

Eccolo, l’arrivo! Applausi, foto e felicità, corro in salita come se avessi iniziato solo adesso, non sento più nulla, dolore, fatica, NULLA! Passo il traguardo con Carlo e ci abbracciamo felici come bambini.

E’ stata una lunga giornata…

Gianni, il ragazzo italiano finisce nella tenda medica con le flebo, vomita ancora e trema come una foglia, ma trova la forza per dirci ancora grazie: 17 ore circa di esperienza incredibile, oltre la fatica, oltre il dolore, solo con il cuore.

Grazie a Paola Ponte, Carlo D’Angelo e mia moglie Paola Caffarelli INSOSTITUIBILI e meravigliosi compagni di viaggio!

Daniele Castrorao

About The Author

daddo

Dario Daddo Nardone, papy, marito, triatleta, speaker, giornalista e mental coach entusiasta e appassionato! L’endurance e il triathlon scorrono nelle sue vene e fanno parte della sua vita, sportiva e lavorativa, dal 1995. Pronto con il pettorale, con il microfono o dietro il suo portatile, sui campi gara in Italia e in giro per il mondo. Desiderio, Decisione, Dedizione… Fino in fondo #daddocè! #ioTRIamo❤

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